Relazione convegno Arles, 2 luglio 2011
Prima di passare al cuore del tema di questo incontro sento doveroso iniziare da una premessa che per i presenti non addetti ai lavori è necessaria. La premessa concerne l’entrata nel mondo del simbolico. Se non capiamo questo passaggio non capiremmo neanche l’importanza dell’arteterapia.
Avere un nome: in questo consiste esattamente il passaggio allo stato umano. Se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa umano, diremmo che è nel momento in cui, per quanto poco, entra nella relazione simbolica.
Finchè non saremo arrivati a sopprimere le cause della disperazione umana, non avremo il diritto di provare a sopprimere i mezzi con cui l’uomo prova a liberarsi dalla disperazione.
(Artaud)
Ovvero Verità o Metodo? Così suggerisce Ricoeur richiamando con inversa congiunzione l’opera gadameriana (Verità e Metodo), nel senso che o si sceglie di raggiungere la verità o si sceglie di utilizzare il metodo scientifico. Come a dire che l’arte, sottraendosi alla scienza, persegue la ricerca della verità (l’arte) cui si accede senza il metodo tipico delle scienze (Gadamer).
Il problema sta tutto qui: riteniamo la psicoterapia un’arte oppure una scienza?